• L.H.O.O.Q. di Marcel Duchamp-PODCARD
    arte,  arte contemporanea,  podcards

    L.H.O.O.Q. di Marcel Duchamp-PODCARD

    Duchamp partì una cianografia, una cartolina tra le più dozzinali e scadenti in commercio, della più celebre opera di Leonardo da Vinci e vi disegnò sul volto baffi e pizzetto.

    In calce scrisse l’acronimo L.H.O.O.Q. (Elle a chaud au cul) il quale suono corrisponde alla fase irriverente di «ella ha caldo al culo».

    Un’operazione dissacrante che cela un messaggio più profondo della semplice provocazione. La scelta della Monna Lisa è una chiara critica al modello estetico promosso nel tardo ottocento, e alla contemporanea industria della divulgazione che aveva ormai svalutato la venerata icona leonardesca facendone una merce pronta al mero consumo.

    Come ricorda Thierry De Duve in ARTEFATTO

    vi devono essere quattro condizioni per FARE ARTE :

    un referente («questo»), un enunciatore (ossia l’«artista» meglio ciò che rimane di esso) un destinatario («il pubblico») e infine un’istituzione , ovvero un «contesto» entro cui questo incontro accade.  

    Thierry De Duve

    Il merito di Duchamp è quello di aver insegnato che il ruolo dell’artista è soltanto una delle quattro componenti.

  • arte,  attualità,  Lezioni americane

    L’ESATTEZZA – un memo di Calvino per il nostro tempo. Tra Leonardo e Leopardi

    Leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e molteplicità. Cinque valori, cinque principi scelti da Italo Calvino per le sue Lezioni Americane e come veri e propri propositi per il nuovo millennio. A millennio già avviato vediamo se queste parole parlano ancora a noi, mostrandoci una via. Lo faremo camminando in bilico tra letteratura ed arte. Speriamo di non cadere!

    Esattezza

    Maat è divinità dell’antico Egizio, dea dell’ordine e dell’armonia, della verità e dell’equilibrio, della legge e della moralità. La sua piuma era posta sul piatto della bilancia in controparte al cuore del defunto per conoscerne il peso dell’anima. Maat era colei che ordinava le costellazioni, responsabile dunque di un ordine oltre che sociale, naturale, cosmico.

    Già questa dea ci fa comprendere di come l’esattezza, sia un principio quanto mai centrale nella comprensione e nel racconto e quindi nella rappresentazione.

    Ma cosa intendiamo per esattezza in genere? 

    • Un disegno, una struttura di una qualsiasi opera ben fatto e ben calcolato. Il doriforo di Policleto, un’opera di Piero della Francesca, un taglio di fontana.
    • L’evocazione di immagini icastiche: nitide incisive, memorabili. Di quale esattezza è rivestito il bacio di Hayez, la libertà che guida il popolo di Delacroix, Guernica di Picasso. 
    • Un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell’immaginazione. Non solo una forma dell’opera, bensì un linguaggio nella realizzazione, una tecnica che sottende un pensiero. Forse in questo caso la cesta di frutta del Caravaggio, un’opera di Mondrian, la spasmodica e impossibile ricerca impressionista del ritrarre l’attimo. 

    Leonardo e Leopardi

    C’è tuttavia l’idea, l’impressione che un qualcosa di esatto, non possa di per sé essere poetico, evocativo. Potremmo prendere come esempio letterario Leopardi che nei suoi scritti e in particolare nello Zibaldone parlava di un linguaggio tanto più poetico quanto più vago e indefinito.

    Oppure sul fronte pittorico, Leonardo da Vinci, con la sua tecnica dello sfumato. Pensate solamente al volto della Gioconda, così spoglio di linee, di demarcazioni, o al paesaggio che fa da cornice alla donna. 

    La Gioconda, Leonardo da Vinci

    É bello notare, come ci ricorda Calvino, che il termine vago sia in italiano pure sinonimo di grazioso, attraente; e solitamente identificativo di una realtà mutevole.

    Leopardi, per farci gustare la bellezza dell’indeterminato e del vago, esige quantomai un’attenzione precisa nella composizione di ciascuna immagine, nella definizione dei dettagli, nella scelta cauta degli oggetti, delle parole e dei loro suoni.

    «Dolce e chiara è la notte e senza vento»

    In un unico verso il poeta restituisce l’identità di un momento di vita, facendo percepire al lettore l’intimità, la mitezza e il chiarore della notte. Inoltre un’esattezza sia compositiva che lessicale e sensoriale: Leopardi incastona il soggetto fra i tre attributi, spezzando la ripetizione della ‘e’ e movimentando la sonorità del rigo.

    Possiamo osservare le medesime caratteristiche e attenzioni in molti dei lavori artistici del maestro fiorentino.

    Leonardo e Leopardi, la loro arte e poesia testimoniano allora a favore dell’esattezza. Citando Calvino possiamo affermare che il poeta e il pittore nel vago possono essere solo il poeta e il pittore della precisione.

    È certo che poi l’arte non si fermi a ciò, ma che questo costituisca un punto di inizio o comunque di passaggio. L’anelito dell’indeterminato, che pervade la ricerca di questi due uomini, si tramuta nell’osservazione del molteplice, del formicolante e del pulviscolare. 

    Esattezza e indeterminato

    Ecco quindi che esattezza esiste nell’indeterminatezza. Nell’entropia si possono annidare zone di ordine, «porzioni di esistente che tendono verso una forma, punti privilegiati da cui sembra di scorgere un disegno, una prospettiva». Ecco la letteratura e l’arte in genere, costituiscono queste eccezioni nelle quali l’esistente si cristallizza in forma e un senso si figura. L’arte in altre parole è la grande nemica del caso pur essendo del caso figlia.

    All’esattezza, che sia immaginaria, dipinta o scritta, mancherà tuttavia sempre un qualcosa, come molto manca a questo nostro discorso. Proprio questo senso di manchevolezza e di continuo labor limae emerge incessantemente negli autografi di molte opere scritte sotto forma di cancellature e correzioni. Ed è altrettanto nell’arte: pentimenti, ritocchi, aggiunte. Il linguaggio, in qualsivoglia sua forma, ha sempre qualcosa in meno rispetto alla totalità dell’esperibile.

    Il mostro marino di Leonardo

    Un esempio meraviglioso del Leonardo scienziato e della sua ‘battaglia con la lingua’ lo troviamo nel recto del foglio 715 del Codice Atlantico. Qui egli immaginò di osservare il movimento di un mostro marino del quale ebbe occasione di veder il fossile e utilizza dapprima queste parole:

    O quante volte fusti tu veduto in fra l’onde del gonfiato e grande oceano, col setoluto e nero dosso, a guisa di montagna e con grave e superbo andamento.

    Ci fu tuttavia qualcosa che non gli piacque, il termine ‘andamento’ forse, troppo generico ce che male si addiceva ad un cetaceo. Scrisse allora di nuovo l’immagine:

    E spesse volte eri veduto in fra l’onde del gonfiato e grande oceano, e col superbo e grave moto gir volteggiando in fra le marine acque. E con setoluto e nero dosso, a guisa di montagna, quelle vincere e sopraffare.

    Ma ‘volteggiare’ sminuiva la possenza di quell’animale. Compose allora l’ultima e definita descrizione, più accurata ed esatta:

    O quante volte fusti tu veduto in fra l’onde del gonfiato e grande oceano, a guisa di montagna quelle vincere e sopraffare, e col setoluto e nero dosso solcare le marine acque, e con superbo e grave andamento!

    Ecco come Leonardo inseguiva la realtà e immaginava. Egli è ben noto che preferiva il disegno alla parola (O scrittore con quali letter escriverai tu con tal perfezione la intera figurazione qual fa qui il disegno?), Leopardi invece prediligeva la parola al disegno.

    Si scelga l’arte che si vuole, purché non smettiamo anche noi di inseguire la realtà, giorno dopo giorno, non dimenticando il principio dell’esattezza. 

    Foglio 715 del Codex Atlanticus

    Alla prossima lezione americana!